IL MONTE SANT’ELENA 46°N: IL VULCANO DELLA PAURA

Pubblicato: 23 marzo 2013 in Località Estreme

IL MONTE SANT’ELENA 46°N: IL VULCANO DELLA PAURA  

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Il Monte Sant’Elena (Mount St. Helens) è un vulcano che si trova nello stato di Washington, negli Stati Uniti, sulla costa pacifica. Fino a pochi anni fa si sapeva poco o nulla della sua attività eruttiva, in quanto i dati geologici più precisi risalgono ad appena 20.000 anni. A partire da circa 20.000 anni fa, il Sant’Elena è stato caratterizzato da pochi fenomeni eruttivi intervallati da periodi di riposo variabili da 5.000 anni fino a un minimo di 200. Ed è proprio a distanza di circa 180 anni dall’ultima eruzione che il vulcano ricomincia a dare segni di risveglio. Dal punto di vista strettamente geologico, il Sant’Elena è un vulcano caratterizzato da attività esplosiva come il Vesuvio con i tipici prodotti che caratterizzano tali eruzioni: tefrite, depositi dovuti a esplosioni direzionali, flussi piroclastici.

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20 marzo – 18 maggio 1980: il disastro

20 marzo 1980: alle 15:37 i sismografi della rete sismica dell’Università di Seattle registrano un terremoto di magnitudo 4,1. La stazione che per prima registra il sisma è quella ubicata sul Sant’Elena, e il Geological  Survey della California decide di installare altri quattro sismografi.

21 marzo: vengono installati i quattro sismografi che registrano nuovi terremoti di magnitudo 4,0 o superiore.

25 marzo: viene osservata una fessura nella neve sulla cima del vulcano e viene interdetto l’accesso a chiunque nel raggio di 5 chilometri dalla cima della montagna.

27 marzo: al mattino viene osservato un buco nel ghiaccio sulla cima del vulcano, e alle ore 12:30 avviene la prima emissione di cenere e vapore, nei giorni successivi avvengono numerose piccole esplosioni che accrescono il cratere alla sommità.

1º aprile: l’allargamento del cratere ha provocato l’abbassamento e il rigonfiamento del fianco nord del vulcano, che in certi punti supera gli 80 metri. Alle 19:25 dello stesso giorno i sismografi registrano la prima comparsa di tremore armonico. L’attività sismica registra diminuzioni nel numero dei terremoti, ma l’aumento delle relative intensità.

23 aprile: vengono posti dei sensori sul fianco nord per consentire la misurazione delle deformazioni con geodimetri laser. La zona interdetta viene portata da 5 a 13 chilometri. Alla fine di aprile i sismologi ritengono di essere in grado di prevenire con ragionevole anticipo l’eventuale eruzione del vulcano, basandosi sulla convinzione che un’eruzione o una frana saranno precedute dall’aumento repentino della sismicità e delle deformazioni.

18 maggio: alle 8:32 senza alcun ulteriore avvertimento un terremoto di magnitudo 5,2 scuote il vulcano. Il fianco nord si stacca e frana a valle e contemporaneamente un’esplosione provoca una nube di cenere incandescente che si sposta a una velocità di oltre 100 chilometri all’ora distruggendo tutto ciò che trova sul suo percorso. Una nuvola densa e nera si solleva nella stratosfera con esplosioni e fulmini e oscura tutto nel raggio di 200 chilometri dal vulcano. L’attività sismica continua fino alle 8:44 per poi interrompersi fino alle 12:00. L’eruzione continua fino alle 18:30 circa.

Alla fine dell’eruzione il vulcano appare completamente distrutto: circa 2,5 chilometri cubi del suo fianco nord sono scomparsi con la frana e la cima si è abbassata di 350 metri; un ampio cratere a forma di ferro di cavallo si apre verso nord e risultano eruttati circa 0,2 chilometri cubi di magma che hanno distrutto 27 chilometri quadrati di foresta secolare. Nella prima eruzione del 18 maggio, perdono la vita 57 persone. Nei giorni seguenti le polveri emesse dal vulcano vengono trasportate a grande distanza e si depositano formando coltri spesse, danneggiando le coltivazioni anche a 2500 chilometri di distanza, e per settimane vengono osservate dai satelliti negli strati alti dell’atmosfera.

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Episodi successivi

1)Nella notte fra il 24 e il 25 maggio avviene una nuova eruzione esplosiva con emissione di grandi quantità di ceneri e pomici per circa sette ore, accompagnata da uno sciame di terremoti profondi.

2)Il 12 giugno alle 19:05, preceduta da varie ore di aumento del tremore armonico avviene una nuova eruzione esplosiva della durata di dieci ore.

3)Il 22 luglio una nuova eruzione modifica la tipologia degli eventi: da tale data le eruzioni non avvengono più ininterrottamente per ore, ma a piccoli impulsi intervallati da molte ore di distanza, segno che l’alimentazione di magma sta diminuendo.

4)Altre due eruzioni esplosive avvengono il 7 agosto e il 16 ottobre. Dopo l’ultima si forma stabilmente all’interno del cratere un duomo di lava che viene alimentato episodicamente negli anni successivi.

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