LA NEVICATA DEL SECOLO: Gennaio 1985

Pubblicato: 16 dicembre 2010 in Meteorologia

La Nevicata del secolo – Gennaio 1985

Il gennaio 1985 è stato uno dei mesi più freddi della storia in Italia e in molte aree dell’Europa dal punto di vista meteorologico, con temperature ovunque abbondantemente al di sotto delle medie stagionali fino al giorno 17.

Dicembre 1984: inizio d’inverno con temperature insolitamente miti

Nella prima parte del dicembre 1984, l’anticiclone russo-siberiano non si spinse oltre il mar Caspio mentre in Europa occidentale permanevano condizione d’alta pressione con centro sui Balcani, che determinava in tutta Italia temperature sensibilmente superiori alle medie stagionali. Perfino in Scandinavia, le temperature scendevano difficilmente sotto lo zero per un vigoroso flusso di correnti miti sud-occidentali che raggiungevano anche le alte latitudini europee (isoterme a 1.500 metri del 1, 8 e 14 dicembre). Nell’ultima parte del mese, si approfondì un’intensa depressione a est della Sicilia (isobare del 25 dicembre), che determinò insistenti piogge torrenziali sulle regioni joniche e in Basilicata, con neve sui relativi rilievi e nelle zone interne della Puglia; l’aria fredda richiamata da questa bassa pressione portò la neve anche in Lombardia (15 – 20 cm). Sembrava probabile che l’aria polare dell’anticiclone-russo siberiano potesse entrare dalla porta della bora direttamente nel Mediterraneo, dove avrebbe colpito soprattutto le regioni adriatiche e meridionali.

1°- 4 gennaio: aria artica sull’Italia

Nei primi giorni del gennaio 1985, lo scenario meteorologico europeo cambiò. Un improvviso riscaldamento della stratosfera (stratwarming) provocò un rapido riscaldamento dell’aria sovrastante alla Groenlandia. Questo causò la rottura del vortice polare, al cui posto si formò un’insolita area di pressioni alte e livellate, in congiungimento con l’Anticiclone delle Azzorre che si dispose in senso meridiano fino a raggiungere il Polo nord. A questo punto l’aria artica marittima, fredda e umida, poté giungere sul Mediterraneo scendendo lungo il lato occidentale del continente europeo ed entrando in Europa occidentale a più riprese attraverso la valle del Rodano, grazie ad un’area di bassa pressione che si stava approfondendo sull’Olanda.

Il 1º gennaio il tempo risultava stabile e soleggiato sulle regioni settentrionali, sulla Toscana, sull’Alto Lazio e sulla Sardegna, con ventilazione da debole a moderata nord-orientale, temperature minime quasi ovunque prossime allo zero e massime tra i 5 e i 10 °C. Sulle regioni del medio e basso versante adriatico, sul Basso Lazio e su tutte le regioni meridionali il cielo si presentò da parzialmente nuvoloso a molto nuvoloso con piogge e nevicate sparse, anche a quote molto basse. Il 2 gennaio l’aria artica, proveniente dal Mare di Kara in Russia settentrionale cominciò a scendere verso l’Europa. Le temperature scesero repentinamente in modo vistoso: giorno di ghiaccio a Bolzano e Torino, che registrò una massima di -4 °C. Intanto fronti freddi collegati all’aria artica cominciavano a scendere dalla Scandinavia, portando condizioni di tempo perturbato sull’Italia. Neve con accumulo di 2 cm a Grosseto (non accadeva dal 1963), su quasi tutte le zone interne peninsulari e lungo tutta la costa adriatica. Il 3 gennaio s’intensificò il freddo. A Torino la minima crollò a -11 °C. In nottata, nevicò addirittura sull’Isola d’Elba e sul suo capoluogo Portoferraio. Il 4 gennaio, temperature basse su tutta l’Europa e l’Italia, ma non da primato. Tuttavia insistettero le nevicate sulla Toscana nord-occidentale (compresa la Costa apuana e la Versilia), sulla Sardegna (ad Alghero, dove non accadeva dal 1960) e anche sui rilievi dell’Isola d’Ischia. Nella stessa giornata, vennero completamente imbiancate anche la Corsica e le isole Baleari.

5-9 gennaio: grandi nevicate su gran parte d’Italia

Il 5 gennaio un’irruzione di aria artica molto fredda colpì in pieno l’Italia, passando prima attraverso la porta del Rodano e poi anche quella della Bora. Il contrasto tra l’aria fredda e quella assai più calda del mar Mediterraneo provocò nevicate su tutta la Toscana centro-settentrionale (comprese Firenze e Pisa) e anche a Bordighera, in Liguria; mentre a Trieste la bora raggiunse i 100 km/h, a Città di Castello la neve raggiunse i 35 cm. Il Veneto e la Sardegna, a parte qualche zona, vennero coperti di neve. Qualche fiocco arrivò anche a Ragusa, nella Sicilia meridionale.

Il 6 gennaio una perturbazione di origine africana raggiunse il Lazio e l’Italia centro-meridionale richiamando aria calda da sud che strisciò sopra l’aria gelida. Questo provocò intense nevicate lungo il litorale tirrenico laziale, compresa Roma, nelle Marche, in Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata e anche sull’isola d’Ischia. Insolita e suggestiva fu la neve con accumulo a Orbetello e Civitavecchia che, statisticamente, “vedono” questo evento con una media di un episodio ogni 28 anni. Lo stesso sistema nuvoloso, prima di raggiungere l’Italia centro-meridionale, aveva portato nuove nevicate anche lungo le coste mediterranee della Spagna e della Francia e perfino in Marocco, Algeria e Tunisia, sui cui altopiani vi fu un accumulo di quasi un metro. Il 7 gennaio, crollò la temperatura a Genova, Trieste, rispettivamente con -7, -8 °C, città che raramente hanno minime molto basse a causa dello scarso fenomeno dell’irraggiamento notturno. A La Spezia, la temperatura scese a -12,8  °C. A Roma e ad Aosta le temperature minime furono rispettivamente di -10 °C e -18 °C. In montagna le temperature furono da primato: -21,2 °C sul Monte Cimone e -33 °C a Fusine di Tarvisio in Friuli. Il lago di Massaciuccoli, in Versilia, gelò completamente a causa delle temperature bassissime (-15 °C nei dintorni di Lucca). L’8 gennaio continuarono le nevicate su Toscana, Lazio, Umbria, Campania e pianura padana centro-orientale; temperature gelide su Alto Adige (-15 °C a Bolzano), in Veneto (-23 °C a Cortina d’Ampezzo, -27 °C a Santo Stefano di Cadore e -31 °C sul Passo Pordoi) e in Irpinia (-18 °C). Cominciarono a gelare fiumi come il Po, l’Arno e alcuni fiumi marchigiani.

Il 9 gennaio la coltre di neve raggiunse i 40 cm su Firenze e ben 80 cm in Val di Cecina. A Bologna, caddero 30 cm di neve in poche ore. Ancora neve su Roma e anche su Napoli (10 cm), a Capri e lungo tutte le coste della Campania. Per la prima volta dopo 50 anni, nevicò a Cagliari nel corso di un giorno di ghiaccio (-2 °C/-1 °C) cosicché la Sardegna appariva completamente imbiancata. Nel corso della mattinata, si aprirono le prime schiarite in Toscana e sull’Italia settentrionale, che furono la causa dell’intenso raffreddamento durante le notti successive. La giornata si concludeva in serata con la neve che, con alcuni fiocchi, raggiungeva anche il litorale della Sicilia, presso Punta Raisi, e nella Conca d’Oro, a seguito di un brusco abbassamento di temperatura. Mentre praticamente tutta l’Europa era nel gelo, in Groenlandia era “primavera”: Nuuk registrò una massima di 2 °C, nel sud dell’isola si registrarono 8 °C.

10-13 gennaio: Italia centrale ed Emilia-Romagna nel gelo

Il 10 gennaio si raggiunsero -24 °C a Reggio Emilia, -25 °C a Parma e -15 °C a Firenze, Pontedera e Ponsacco (un primato che sarà presto battuto). Il responsabile era l’effetto albedo, ovvero la perdita di calore per irraggiamento dovuto alla spessa copertura nevosa. L’11 gennaio la minima all’aeroporto di Firenze precipitò a -22,2 °C, mentre l’osservatorio Ximeniano in città registrò -11 °C. Le massime furono rispettivamente di -0,4 °C e -1,2 °C. L’Arno ghiacciò completamente. All’aeroporto di Pisa si registrarono -14,4 °C, mentre nella città il termometro scesa a -12,2 °C. In Emilia si toccarono addirittura i -27 °C ad Anzola e a Pracchia si arrivò fino a -30 °C. Storica fu la neve a Catanzaro, che cadde anche sul lido. Il 12 gennaio, complice il cielo sereno e l’effetto albedo, a Firenze Peretola si raggiunsero i -23,2 °C, mentre l’Osservatorio Ximeniano nel centro cittadino registrò “soltanto” -10,6 °C grazie all’effetto isola di calore. A Lucca si scese a -13,4 °C e a Saline di Volterra si toccarono i -28,8 °C, mentre lungo le coste della Versilia le temperature massime non riuscivano a superare lo zero. Più a sud, freddo molto intenso anche a Grosseto (-13 °C all’aeroporto e -8 °C nel centro cittadino ma con massime tra i +4 e i +5 °C), a Frosinone con -19 °C, a Roma Ciampino con -11 °C, a Foggia Amendola con -10 °C e in provincia di Napoli con -16 °C. Gelo anche in Francia, con -17 °C a Marsiglia, e in Spagna, con -10 °C nei dintorni di Barcellona a seguito di un accumulo di quasi 50 cm di neve nei giorni precedenti. Nel frattempo, nel corso della giornata si verificò un graduale aumento della nuvolosità sulle Alpi occidentali e sulla Riviera ligure di ponente, per l’avvicinarsi di un nuovo corpo nuvoloso sui cui effetti nei giorni successivi le previsioni erano discordanti: alcuni modelli prevedevano l’arrivo di un’altra massa d’aria fredda con nevicate in pianura su tutta la penisola, altri prevedevano la risalita di aria calda con un sensibile aumento delle temperature e precipitazioni nevose soltanto dalle quote collinari in su.

Il 13 gennaio l’attesa perturbazione giunse sull’Italia. Mentre la Sardegna era già uscita dalla morsa del gelo e nella vicina Corsica i venti di scirocco facevano salire le temperature fino ai 15 °C di Ajaccio e ai 10 °C di Bastia, a Bologna la minima era di -14 °C e a Milano di -12 °C. La mattina si toccò, in una frazione di Molinella (San Pietro Capofiume) in provincia di Bologna, quella che sarebbe stata la temperatura più bassa toccata in Pianura Padana durante l’inverno: -28,8 °C. Ricominciò a nevicare su tutta la Toscana centro-settentrionale: a Firenze 8 cm di neve con la minima di -13 °C, a Pisa 5 cm di neve con la minima di -9 °C. Tuttavia, la precipitazione cominciò a rallentare d’intensità e, spostandosi verso la zona meridionale della regione e il Lazio, iniziava addirittura a cadere sotto forma di pioggia (in serata massima di 9 °C a Grosseto). Nel frattempo, le nevicate si spostavano sulla Liguria e su tutta la pianura padana, fino ad allora poco interessata.

14-17 gennaio: nevicate eccezionali sull’Italia settentrionale e piogge intense al centro-sud

Il 14, il 15, il 16 gennaio si scatenò sull’Italia settentrionale, per l’azione di un ciclone centrato sul mare della Corsica che fece strisciare aria calda africana sopra l’aria fredda presente al suolo, un’autentica bufera di neve, considerata dagli abitanti come la “nevicata del secolo”. Nei primi due giorni caddero 30 cm di neve a Verona, 40 cm a Udine, 55 cm Vicenza, 60 cm a Belluno, 62 cm a Varese e 65 cm a Como; la sera c’erano 70 cm a Milano e addirittura 130 cm a Trento, mentre l’alta Valtellina con Bormio (dove a fine mese si sarebbero svolti i mondiali di sci) non vedeva ancora un fiocco. Intanto era già iniziato il riscaldamento che aveva già portato piogge in Toscana e nel Veneto, ma la neve continuò a cadere in alcune zone anche il giorno successivo, portando l’accumulo totale a 100 cm a Milano, 110 cm a Como e a 150 cm a Trento. Sulle regioni centro-meridionali furono invece le abbondanti piogge, anche a carattere temporalesco, a caratterizzare lo scenario meteorologico, monitorato continuamente dagli esperti per il rischio alluvioni, amplificato dallo scioglimento delle nevi precedentemente accumulate.

L’eccezionalità del gennaio 1985 può essere evidenziata sia nei valori minimi di temperatura raggiunti che, per molte località, sono i primati storici, sia per le nevicate che hanno interessato zone dove tali eventi sono più unici che rari. Nel nostro centro-sud, le nevicate in pianura e lungo le fasce costiere interessano solitamente il versante adriatico e il sud peninsulare durante la discesa di aria fredda da nord-est, mentre il versante tirrenico centro-settentrionale rimane riparato dallo spartiacque appenninico che lascia il cielo sereno o poco nuvoloso con venti sostenuti di tramontana o grecale. Per assistere alle nevicate in pianura sul versante occidentale, deve verificarsi una situazione eccezionale come quella del gennaio 1985, con l’aria calda proveniente da ovest o da sud che scorre sopra la preesistente aria gelida al suolo. In queste condizioni, le temperature si mantengono prossime allo zero sia al livello del mare dove tende a scendere l’aria gelida, che alle quote superiori dove l’aria calda fa risalire le temperature che altrimenti sarebbero di gran lunga inferiori. Questa situazione, grazie anche all’umidità del Mediterraneo, determina nevicate intense a tutte le quote, pianure comprese.

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