VORTICE POLARE: La Bassa pressione in quota

Pubblicato: 6 dicembre 2010 in Meteorologia

Vortice polare – La Bassa pressione in quota

Il vortice polare è un’area di bassa pressione che staziona in quota in modo semi-permanente sopra il Polo nord. Diversi meteorologi di formazione meteodinamica considerano il vortice polare ne più ne meno che il flusso zonale medio alle alte latitudini che scorrendo intorno alla Terra darebbe luogo ad un vortice (isobare chiuse, approssimativamente circolari e concentriche) se visto da sopra il polo. Fino agli anni settanta il concetto di vortice polare era sostituito da quello più semplice e generico di fronte polare, la superficie ideale di separazione tra l’aria artica e quella più temperata delle medie latitudini, di eredità della scuola meteorologica norvegese.

L’area depressionaria condiziona su larga scala, con i suoi spostamenti variabili nel tempo e nello spazio, la situazione meteorologica dell’emisfero boreale, grazie all’interazione a distanza con gli anticicloni subtropicali; la rotazione della Terra in senso antiorario alimenta la corrente a getto delle medie latitudini deviando i conseguenti scambi di masse d’aria di diversa temperatura che altrimenti si svolgerebbero unicamente lungo la direttrice meridiana nord-sud. Estensione e profondità dell’area depressionaria del vortice polare sono variabili nel tempo, potendo approfondirsi ed espandersi verso sud, specie nel periodo invernale, andando così ad influenzare profondamente le condizioni meteorologiche della parte settentrionale del continente europeo, asiatico o americano, in base alla zona di espansione a sud.

Talvolta, il Vortice polare può fondersi con la Depressione d’Islanda in un unico e vasto vortice di bassa pressione, andando a costituire il centro motore delle perturbazioni che dal nord Atlantico si dirigono verso l’Europa. Tale configurazione, più probabile nel semestre caldo, determina un continuo susseguirsi di perturbazioni che attraversano in modo sistematico da ovest a est i paesi dell’Europa settentrionale, scendendo più sporadicamente verso sud fino a lambire i Pirenei e le Alpi, per poi dirigersi verso la Penisola balcanica.

Una misura dell’intensità del vortice polare è data dall’Oscillazione Artica (in inglese Artic Oscillation, abbreviato AO) che a sua volta ha legami stretti con l’Oscillazione Nord Atlantica (in inglese North Atlantic Oscillation, abbreviato NAO) posizionata sull’Atlantico settentrionale e indicante le oscillazioni di pressione tra Islanda e Azzorre quindi tra fasce di circolazione atmosferica a temperature e umidità diverse, e la Pacific/North America (PNA) posizionata sull’oceano Pacifico settentrionale e con significato analogo alla NAO. Il vortice polare può essere visto come un pattern circolatorio di natura stabile semi-permanente. La dinamica del vortice polare è prevista con buona approssimazione dai modelli fisico-matematici meteorologici entro un range temporale di circa 15 giorni.

Più raramente, il fenomeno dello stratwarming può determinare un intenso riscaldamento a livello della stratosfera proprio in corrispondenza del polo, andando a “fratturare” (split) il vortice polare in due o più lobi secondari che scendono di latitudine, sostituendolo con un’area di alta pressione nella medesima posizione. Nella stagione invernale, tale fenomeno determina rapide discese di aria gelida verso il continente europeo, verso quello asiatico, oppure verso il Canada e gli Stati Uniti (in base al flusso zonale che si instaura) che possono provocare intense ed abbondanti nevicate, anche persistenti per più giorni, nelle aree attorno alla zona di bassa pressione che si forma generalmente all’estremità meridionale raggiunta dal fronte freddo polare: tale configurazione è stata all’origine delle più intense ondate di gelo che hanno investito l’intera Europa (Italia compresa) nel 1929, 1963 e 1985. Tale situazione è però temporanea e reversibile ed il vortice polare può ricomporsi dopo 15/20 giorni.

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