EL NINO e LA NINA

Pubblicato: 3 dicembre 2010 in Meteorologia

El Niño e La Niña

El Niño – Oscillazione Meridionale, conosciuto anche con la sigla ENSO (El Niño-Southern Oscillation), è un fenomeno climatico ricorrente che si verifica nell’Oceano Pacifico centrale in media ogni cinque anni ma con un periodo variabile fra i tre e i sette anni. Il fenomeno provoca inondazioni, siccità e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione. I paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, in particolare quelli che si affacciano sull’Oceano Pacifico, ne sono i più colpiti. L’ENSO presenta una componente oceanica, chiamata El Niño o La Niña, caratterizzato il primo da un riscaldamento e la seconda da un raffreddamento delle correnti dell’Oceano Pacifico centro-orientale, e una componente atmosferica, chiamata Oscillazione Meridionale, caratterizzata da cambiamenti della pressione nel Pacifico centro-occidentale. Le due componenti sono accoppiate: quando è in corso la fase di riscaldamento delle acque (El Niño), la pressione del Pacifico occidentale è alta e quando è in corso la fase di raffreddamento delle acque (La Niña), la pressione del Pacifico occidentale è bassa.  Le cause di queste oscillazioni sono tuttora in fase di studio.

Nel linguaggio popolare, El Niño-Southern Oscillation viene spesso abbreviato in El Niño. El Niño è un termine spagnolo che significa “il bimbo”, in riferimento al Bambino Gesù, dato che il fenomeno si manifesta normalmente durante il periodo natalizio. “La Niña”, analogamente, sta per “la bimba.” L’ENSO consiste in un fenomeno climatico ciclico frutto dell’interazione accoppiata fra oceano e atmosfera. Per definizione si è in presenza di El-Niño quando la superficie della parte centrale dell’Oceano Pacifico manifesta un incremento della temperatura di almeno 0,5 °C per un periodo di tempo non inferiore ai 5 mesi. Se invece la temperatura è inferiore alla media stagionale di almeno 0,5 °C nello lo stesso periodo si è in presenza della fase opposta detta Niña. Queste oscillazioni sono periodiche, ma non perfettamente regolari ovvero con periodo variabile dai due ai sette anni e intensità anch’essa variabile. L’intensità massima di oscillazione di temperatura in genere raggiunta è dell’ordine di 3-4 gradi.

La fase El-Niño s’instaura a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del pacifico orientale che, attraverso l’aumentata convezione, modificano a loro volta la circolazione equatoriale dei venti e con essa la distribuzione delle precipitazioni, regolando l’alternanza di periodi di siccità e di maggiore piovosità lungo tutto il Pacifico Equatoriale. Dal punto di vista della circolazione atmosferica, in conseguenza delle variazioni termiche dell’oceano, con la fase El-Nino si instaura una circolazione con aria ascendente sul pacifico orientale ed una discendente nel pacifico occidentale ovvero si assiste ad uno spostamento (shift) della Circolazione di Walker longitudinale verso oriente. Questa teleconnessione atmosferica è individuata, caratterizzata e quantificata dall’indice SOI (Southern Oscillation Index) che misura le oscillazioni di pressione tra punti fissi ‘anticorrelati’ della superficie terrestre come, ad esempio, Tahiti (Polinesia) e Darwin (Nord Australia). Dal punto di vista precipitativo, in conseguenza dell’alterata circolazione atmosferica, la fase El-Nino dell’ENSO porta a intense precipitazioni e tornadi sull’America centro-meridionale, violenti uragani sull’intero Pacifico meridionale e in Australia settentrionale, e determina periodi di siccità in Africa centro-occidentale fino all’Indonesia. Viceversa nella fase Nina si instaurano condizioni considerate ‘normali’ ovvero opposte con circolazione ascendente e forti precipitazioni sull’Indonesia e circolazione discendente e scarse precipitazioni sul pacifico orientale.

Altro aspetto fondamentale che caratterizza gli effetto del Niño sull’ambiente, ovvero sull’ecosistema oceanico, è la variazione dell’apporto nutritivo di cibo che il fenomeno causa nell’oceano pacifico. La corrente calda che il Niño trasporta verso oriente risulta infatti estremamente povera di elementi nutritivi finendo per sostituire interamente la corrente fredda di Humboldt (presente invece nella fase Nina) che attraverso l’upwelling delle acque profonde favorisce la risalita dalle profondità oceaniche di plancton il quale fornisce cibo a grandi quantità di pesce. Se tale situazione si protrae per lunghi periodi, l’equilibrio faunistico marino ne risulta stravolto finendo per ripercuotersi pesantemente sull’economia delle popolazioni sudamericane di Perù e Cile che vivono principalmente di pesca.

I due Niño più recenti (‘82 e ’97) sono stati anche i più ampiamente documentati. Nell’inverno 2009-10 abbiamo assistito ad un Niño moderato-forte, che proprio in questi mesi volge al termine. Molti pensano che ciò possa legarsi all’aumento della temperatura media dell’oceano, dell’atmosfera e all’incremento dell’effetto serra, ma al momento ancora non è possibile fornire una risposta certa. Le cause del Niño sono provocate dalla presenza di 2 tipi di onde (onde di Kelvin e onde di Rossby), che sono dirette in senso opposto le une rispetto alle altre. Le onde di Kelvin, più veloci, sono dirette verso est; le onde di Rossby sono, invece, più lente e dirette verso ovest. Ciò genera nel Pacifico un accumulo di acqua sulle coste sudamericane, che risulta in una sopraelevazione del livello di acqua di quasi 1 m. Quando, a fine dicembre, i venti diretti da est ad ovest (gli alisei) si indeboliscono o addirittura si invertono, se si assiste anche alla Southern Oscillation, ossia ad una variazione della pressione atmosferica tra l’Australia e il Pacifico, l’energia accumulata sulle coste orientali del Pacifico viene rilasciata verso ovest. Ciò provoca, quindi, forti piogge e un abbassamento delle temperature sulle coste sudamericane del Pacifico e siccità e un innalzamento delle temperature sulle coste occidentali del Pacifico (Indonesia,Asia sud-orientale). Dall’analisi delle velocità delle onde di Kelvin e di Rossby, si calcola il tempo impiegato per ristabilire la situazione normale, che è pari circa a 12-18 mesi.

Oltre agli effetti diretti in loco ovvero sul Pacifico, l’ENSO è ritenuto essere la più nota causa di variabilità interannuale delle condizioni meteorologiche e climatiche a scala globale nel mondo, con una frequenza che varia dai tre agli otto anni. Le conseguenze principali di questo fenomeno si possono riscontrare nell’Oceano Pacifico, Atlantico e Indiano. Nell’Oceano Pacifico, nei periodi di oscillazione termica in cui si verifica un forte aumento della temperatura delle acque, si produce il fenomeno del Niño, mentre con una forte diminuzione della stessa si produce la Niña. Gli eventi dovuti all’ENSO sono sostanzialmente in fase tra l’Oceano Pacifico e quello Indiano, mentre si nota invece un ritardo di dodici-diciotto mesi fra l’ENSO del Pacifico e quello dell’Atlantico.

El-Nino è un fenomeno ‘caotico’, ovvero pur essendo periodico non ha un andamento deterministico predicibile sia nell’occorrenza che nell’intensità. Sono stati tuttavia sviluppati modelli stocastici per prevederlo. Queste nuove capacità di predire l’insorgenza di eventi ENSO a livello globale possono avere un forte impatto socio-economico. Per quanto ENSO sia un componente naturale del clima terrestre, può dare però preoccupazione la sua intensità o frequenza, che può cambiare a causa del surriscaldamento del pianeta o anche viceversa influire mutuamente sull’entità di tale riscaldamento. La Circolazione di Walker causa il movimento di masse d’acqua verso la costa occidentale dell’Oceano Pacifico. Questo generalmente causa un aumento del livello del mare sulla costa occidentale anche di 80-100 cm rispetto alla costa orientale. In una situazione di Niña si accentuano tali condizioni e i torrenti d’acqua calda si intensificano verso ovest, gli alisei aumentano d’intensità e spingono l’aria ricca di umidità verso le coste indonesiane e australiane. In sostanza quindi, la Niña corrisponde alla situazione opposta del Niño, cioè si accentuano e si amplificano le condizioni di circolazione oceanica e atmosferica normali.

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