ANTICICLONE RUSSO-SIBERIANO: L’Orso Polare

Pubblicato: 24 novembre 2010 in Meteorologia
Anticiclone Russo-Siberiano – L’Orso Polare

Con il nome di anticiclone russo-siberiano si indica, in meteorologia e climatologia, una figura di alta pressione termica di natura artica-continentale, che si origina nella stagione invernale nella zona compresa tra Russia europea, Siberia e Mongolia. La sua genesi è da ricercarsi nel fortissimo raffreddamento subito in inverno da queste terre, data la lontananza dai mari e la scarsissima insolazione (l’intera zona è situata a latitudini piuttosto settentrionali). Con l’arrivo della primavera le condizioni favorevoli alla sua persistenza vengono a mancare, provocando la sua dissoluzione e la sua sostituzione con figure di bassa pressione. Questa figura anticiclonica determina in maniera preponderante il tempo invernale in una vastissima area del continente eurasiatico: oltre alle zone direttamente interessate, influisce costantemente su tutto l’estremo oriente asiatico (fino a latitudini molto basse) e, più raramente, sull’Europa (specialmente quella orientale) portando tempo molto freddo e generalmente secco; dove le masse d’aria fredda incontrano ostacoli si hanno invece abbondanti nevicate.

I record mondiali di pressione e di temperature minime si riscontrano nelle zone interessate da questa figura pressoria; l’attuale record pressorio fu osservato in Mongolia il 18 dicembre 2001, quando si toccarono i 1.085,6 hPa, mentre il primato del freddo è conteso fra le località jacute di Verchojansk e Ojmjakon, dove il termometro può sprofondare fino a temperature ben inferiori ai 60 °C sotto lo zero, anche se la reale entità dei record raggiunti è controversa.  Anche sulla parte centro-settentrionale dell’America Settentrionale (Grandi Pianure di Canada e Stati Uniti) si forma una figura analoga; date le minori dimensioni continentali americane, però, questo anticiclone non raggiunge l’importanza del suo omologo eurasiatico.

L’ultimo vero “orso”, ovvero l’Anticiclone russo-siberiano, che ha interessato l’Italia risale al febbraio 1991 e gennaio 1993 con effetti simili a quelli già citati, sebbene in tono leggermente minore. Negli ultimi anni questa figura barica è assolutamente latitante in Europa e, in alcuni inverni, fatica a strutturarsi persino sulla Siberia orientale, il luogo dal clima più continentale dell’intero emisfero boreale. Le cause sono molteplici e ancora da definire nella loro interezza. Certamente il Global Warming sta giocando un ruolo fondamentale non tanto per l’incremento termico avvenuto a partire dagli anni ’80 quanto per una mutata dinamica atmosferica.  In primo luogo il Vortice Polare sta subendo una forte contrazione ed è relegato a latitudini sempre più settentrionali. In questo modo l’aria freddissima in quota non riesce più a penetrare in maniera decisa sulla Siberia inibendo anche il raffreddamento al suolo. Anche qualora l’”orso” riesca a impossessarsi della Siberia, difficilmente riuscirà a valicare gli Urali poiché il mite flusso oceanico è relegato a latitudini molto più settentrionali, rispetto a decenni or sono, sempre a causa della minor estensione del Vortice Polare. Le correnti occidentali più calde, quindi, impediscono all’aria fredda di avanzare ulteriormente verso ponente. Va inoltre considerato che spesse volte l’Anticiclone delle Azzorre tende a distendersi sull’Oceano Atlantico determinando ampie zone depressionarie sul Mare del Nord e sulla penisola Scandinava che instaurano forti correnti occidentali in grado di respingere l’aria fredda molto a levante.

In conclusione, possiamo analizzare sinteticamente quali sono le condizioni che si devono verificare affinché si possano verificare le condizioni per precipitazioni nevose di una certa rilevanza nella nostra zona:

1) è necessario che si formi un vero e proprio “blocco” delle correnti occidentali (miti e umide) provenienti dall’Oceano Atlantico;

2) espansione dell‘Anticiclone Russo–Siberiano verso ovest e precisamente verso la catena dei Balcani e l’Italia;

3) deve crearsi una zona di bassa pressione nel Mare Ionio.

In presenza di queste condizioni, mentre tutta l’Italia settentrionale e centrale (occidentale) sarà “solo” battuta da forti e impetuosi venti di tramontana che faranno scendere di parecchi gradi le temperature, le regioni centro meridionali saranno alle prese con temperature rigidissime, vere e proprie tempeste di neve (accompagnate dal vento di Burian, il vento della steppa russa) e centimetri su centimetri di neve. 

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