DEPRESSIONE D’ISLANDA: Il ciclone subpolare

Pubblicato: 23 novembre 2010 in Meteorologia

Depressione d’Islanda – Il ciclone subpolare

La Depressione d’Islanda, detta anche ciclone subpolare, è un’area di bassa pressione che staziona in modo quasi permanente nell’Oceano Atlantico settentrionale, presso l’omonima isola. La sua gemella posta sull’Oceano Pacifico settentrionale è la Depressione delle Aleutine. L’area ciclonica è uno dei centri motori delle perturbazioni di origine atlantica che raggiungono il continente europeo; con la sua azione condiziona, pertanto, il clima e le condizioni meteorologiche di una vasta area dell’emisfero boreale. La sua posizione, a sud del vortice polare, può variare nelle singole stagioni, pur rimanendo comunque generalmente compresa tra il 55º e il 70º parallelo nord, mentre a livello longitudinale i limiti rientrano tra l’11º meridiano est e il 61° ovest, con valori minimi di pressione oscillanti mediamente, al centro del vortice, tra i 990 e i 1000 hPa: mentre i valori isobarici minimi vengono solitamente registrati in inverno, quelli massimi tendono a registrarsi in primavera.

Non è infrequente la fusione, seppur temporanea, tra la bassa pressione d’Islanda e il vortice polare in un’unica grande area depressionaria. In tal caso, la saccatura ciclonica tende a far assumere la disposizione meridiana al suo asse maggiore, con un affondo in direzione nord-sud. Tale disposizione può determinare l’incremento dell’intensità del flusso zonale della corrente a getto lungo i bordi settentrionali della precedente e della seguente area di alta pressione, tendendo a favorire, attraverso il processo di cut off, il distacco e l’isolamento dell’estremità meridionale della struttura vorticosa. La struttura ciclonica della depressione d’Islanda può uscire temporaneamente dallo scenario meteorologico, in presenza di un’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre verso latitudini molto settentrionali; in tal caso, la depressione può spostarsi verso ovest in pieno oceano con movimento retrogrado, oppure essere spinta ulteriormente verso nord dalla risalita anticiclonica, fino a diventare parte integrante del vortice polare.

Mentre la sua intensità è rimasta costante nel tempo, la posizione, pressoché immutata negli ultimi 2 secoli, ha comunque subito un lieve spostamento del minimo verso sud-ovest tra il 1870 e il 1890 e tra il 1910 e il 1930. Ulteriori lievi spostamenti verso sud si sono registrati nelle stagioni invernali tra il 1949 e il 1971, per poi tornare gradualmente alla posizione originaria dal 1982 in poi. Più significativo risulta invece lo spostamento verso est nella stagione estiva, che ha avuto inizio dal 1972 in poi.

L’indice NAO (North Atlantic Oscillation) è un indice calcolato in base alle differenze di pressione atmosferica che si registrano, in pieno Oceano Atlantico, tra il minimo barico della depressione d’Islanda e i massimi altopressori dell’Anticiclone delle Azzorre. Vengono, quindi, misurati gli scarti che si verificano nell’arco di un intero anno, rispetto dal valore medio di riferimento, convenzionalmente stabilito in base alle medie pluriennali del passato. Una NAO positiva è caratterizzata da un valore medio di pressione superiore a quello di riferimento, con depressione d’Islanda caratterizzata da un minimo barico più profondo e un anticiclone più potente gli per elevati valori altopressori, una NAO negativa si riscontra con depressione meno attiva e anticiclone meno potente.

Generalmente, in presenza di indice NAO positivo nella stagione estiva si verifica l’espansione verso l’Europa dell’Anticiclone subtropicale africano che genera onde di calore sull’Italia e sull’Europa centro-meridionale, fondendosi talvolta con l’alta pressione delle Azzorre. Nella stagione invernale, invece, l’indice positivo è responsabile di ciclogenesi sull’Europa sud-occidentale e nell’area meridionale del bacino del Mediterraneo per richiamo di aria polare o subpolare. L’indice NAO negativo è generalmente responsabile, invece, di prevalenza del flusso occidentale della corrente a getto, a causa di azioni più deboli sia della depressione d’Islanda che dell’anticiclone delle Azzorre. Possono, così, generarsi aree cicloniche piuttosto estese in Oceano Atlantico, oppure si possono verificare le condizioni ideali all’ingresso di aria umida nel bacino del Mediterraneo, attraverso una delle porte occidentali, con conseguente ciclogenesi secondarie (Depressione delle Baleari, Depressione del Golfo del Leone, ecc.).

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