LA RUGIADA e LA BRINA

Pubblicato: 19 novembre 2010 in Meteorologia

La Rugiada 

La rugiada è una precipitazione che compare sul suolo e sulla vegetazione; essa si forma di solito durante le notti calme e serene, quando il vapore acqueo contenuto nell’aria viene a contatto con superfici rese fresche dall’irraggiamento e quindi condensa in gocce d’acqua; la temperatura delle superfici non deve essere troppo bassa altrimenti il vapore si deposita come brina. Nella stagione calda, la rugiada si forma per lo più su superfici che meno risentono del riscaldamento del terreno, come erba, foglie, tetti. La rugiada non deve essere confusa con la guttazione, che è il processo con cui le piante espellono l’acqua in eccesso.

La quantità di vapore acqueo che l’aria può contenere dipende dalla temperatura. La temperatura alla quale l’aria è satura di vapore è chiamato punto di rugiada. Quando la temperatura delle superfici cala e raggiunge il punto di rugiada, il vapore acqueo contenuto nell’atmosfera condensa per formare piccole gocce sulle superfici. Questo processo distingue la rugiada da quelle precipitazioni che si formano direttamente nell’aria che si raffredda al punto di rugiada (intorno ai cosiddetti nuclei di condensazione), come le nuvole o la nebbia. La brina, che si forma se il punto di rugiada è inferiore a 0 °C, è un fenomeno di brinamento e non deve essere confuso con il ghiaccio prodotto dalla rugiada che, in certe condizioni, congela.

 Un raffreddamento sufficiente delle superfici si ha quando queste perdono più energia dalla radiazione infrarossa di quella che ricevono dal Sole, il che avviene soprattutto nelle notti serene. Le superfici più soggette a esser coperte di rugiada sono quelle che perdono calore facilmente, in special modo quando ci sono poche nuvole e poco vapore nell’alta atmosfera per minimizzare l’effetto serra e, viceversa, un certo livello d’umidità in prossimità del suolo. L’umidità può provenire dall’atmosfera stessa o dal suolo. Nel primo caso, sebbene il vento notturno tenda a portare aria calda dagli strati superiori dell’atmosfera, una certa moderata ventilazione (meno di 5 km/h) favorisce la rugiada perché rimpiazza in continuazione il vapore che condensa. Se, invece, è il suolo a fornire umidità all’aria, il vento è sempre un ostacolo.

 A causa della dipendenza dal bilancio della radiazione, gli accumuli di rugiada possono raggiungere un massimo teorico di 0,8 mm per notte; i valori misurati, tuttavia, molto raramente superano 0,5 mm. Nella maggior parte del mondo, la rugiada non può competere con la pioggia. La rugiada è benefica per la vegetazione, perché mantiene alto il livello di umidità e perché riduce i danni dovuti ad eventuali periodi di siccità; è inoltre utile in quanto nelle zone desertiche questo fenomeno permette il formarsi della falda acquifera che alimenta i pozzi. Un fenomeno simile alla rugiada è la guazza che si forma in presenza di nebbia, specie quando questa è densa. A causa del raffreddamento notturno, la nebbia può diventare piovigginosa e lasciare sui corpi uno strato d’acqua che col tempo diventa assai consistente. Gli accumuli sono quindi ben superiori a quelli della rugiada vera e propria.

La Brina

La brina è un deposito di ghiaccio granuloso dall’aspetto cristallino a forma di scaglie o aghi che si forma per brinamento del vapore acqueo presente in atmosfera. La brina da irraggiamento è la più comune in Italia e si forma soprattutto su superfici che tendono a perdere calore: è frequente soprattutto durante le notti invernali con cielo sereno e calma di vento, condizioni che favoriscono la dispersione del calore. Si forma per il brinamento del vapore acqueo su una superficie fredda (suolo, oggetti, tetti): quindi occorre che il punto di rugiada sia maggiore della temperatura superficiale ma inferiore a 0 °C.

Esiste un altro tipo di brina, chiamata brina da avvezione che non è molto frequente in Italia. Essa si forma con venti freddi (come il buran), causando la formazione di finissimi cristalli di brina anche sulle superfici rialzate in direzione opposta al vento come tronchi d’albero o pali della luce, in assenza di nebbia, ma con alti livelli di umidità dell’aria. Entrambi i tipi di brina possono assomigliare alla galaverna, ma quest’ultima si forma attraverso il congelamento delle goccioline contenute in uno strato di nebbia, quando la temperatura è inferiore a 0 °C.

La brina può formarsi anche sopra altra brina, ghiaccio o neve e viene chiamata brina di superficie. Questo accade non solo in natura ma anche nei frigoriferi e congelatori. Specialmente in montagna, dove c’è un manto nevoso consistente, può accadere che il vapore acqueo si muova sulla superficie nevosa mentre brina, creando così degli effetti molto suggestivi, spesso a forma di foglia di felce chiamati fiori di neve. Quando invece brina uno strato di neve sottile, si possono formare cristalli di ghiaccio bianco a forma di schegge. Un tipo particolare di brina si ha quando il vapore acqueo brina direttamente sulla superficie interna di un vetro: questo accade quando l’umidità della stanza è piuttosto alta, le temperature esterne sono molto basse e il vetro non è ben isolato termicamente. Si tratta di un fenomeno analogo all’appannamento. Se l’umidità interna è molto alta e la temperatura esterna non eccessivamente bassa, il vapore acqueo condensa sul vetro formando successivamente uno strato di ghiaccio trasparente. Se, invece, l’umidità interna non è eccessiva e la temperatura esterna è molto bassa, si possono formare direttamente cristalli di ghiaccio. Le forme sono spesso suggestive e prendono il nome di fiori di ghiaccio. La brina può essere dannosa per la vegetazione e per l’agricoltura, specialmente in primavera, poiché può compromettere interi raccolti e congelare le piante.

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