ISOLA DI BOUVET: L’isola più remota del Pianeta

Pubblicato: 19 novembre 2010 in Località Estreme

Isola Bouvet 54° S – L’isola più remota del Pianeta

L’Isola Bouvet (in norvegese Bouvetøya) è un’isola vulcanica disabitata sub-antartica, nel sud dell’Oceano Atlantico, a sud-sudovest del Capo di Buona Speranza (Sudafrica). L’isola è una dipendenza territoriale Norvegese dal 27 febbraio 1930. Rispetto all’Isola Pietro I che rientra all’interno della zona che delimita il trattato antartico essa non vi rientra ed è una dipendenza territoriale, mentre l’Isola Pietro I è solo rivendicata essendo all’interno della zona del trattato antartico come anche i territori chiamati Terra della regina Maud. L’Isola Bouvet si trova ad una latitudine di 54°26′ S e ad una longitudine di 3°24′ E. Occupa una superficie di 58,5 km², ed è quasi interamente coperta da ghiacciai. Non ha porti né approdi, solo ancoraggi al largo, ed è difficile da approcciare. I ghiacciai formano uno spesso strato di ghiaccio che si getta con alte pareti nel mare o sulle spiagge nere di sabbia vulcanica. Inoltre, i 29,6 km di costa sono spesso circondati dal pack. Il punto più alto dell’isola è chiamato Olavtoppen e si trova a 780 metri sul livello del mare. L’Isola Bouvet è considerata una delle isole più remote del pianeta. La terra più vicina è Terra della regina Maud, nell’Antartico, a oltre 1.600 km a sud.

Bouvet Island si trova ad oltre 2.000 km di distanza dall’ isola di Tristan Da Cunha, ultimo avamposto dell’essere umano con i suoi 271 abitanti, e a 2.525 km dal Sud Africa. Nonostante sia quasi completamente ricoperta di ghiaccio, non è del tutto disabitata: si possono trovare leoni marini, foche, gabbiani e pinguini, oltre ad alcune specie vegetali semplici come muschi e licheni. Bouvet Island ha origini vulcaniche: al centro si trova il cratere del vulcano Wilhelm II, inattivo da tempo anche se sotto la caldera pare trovarsi un lago di lava fusa. L’isola si estende per 49 km quadrati, e per il 93% è ricoperta da ghiacciai, che bloccano perennemente la costa est e sud.

Raggiungere l’isola è incredibilmente difficile, non solo per la distanza dalla terraferma. Le sue scogliere cadono a picco sul mare, e per mettere piede su quel piccolo fazzoletto di terra è necessario raggiungere la costa con una nave ed essere trasportati sull’isola con un elicottero. Non ci sono porti, e nemmeno punti di attracco per le navi, dato il rischio rappresentato dalle pericolose scogliere e dal mare quasi costantemente agitato. Così piccola, così ghiacciata e così lontana, l’isola potrebbe apparire priva di alcuna importanza, ma non è così. E’ stata la protagonista di una sorta di intrigo internazionale: nel 1964 infatti venne scoperto il relitto di una nave, contenente diverse merci ma priva di equipaggio. Non si sa la provenienza del vascello, e nemmeno lo scopo del viaggio.

Ad aggiungersi a questo mistero, nel 1979 venne rilevato un lampo di luce tra Bouvet Island e le Isole del Principe Edoardo dal satellite americano Vela Hotel. L’incidente, noto come “Vela Incident“, pare sia stato causato da una detonazione nucleare frutto di un progetto congiunto tra il Sud Africa ed Israele, anche se nessuno di questi Paesi ha mai ammesso di aver sperimentato armi nucleari nella zona. Il doppio lampo di luce pare essere coerente con un’esplosione nucleare. Una delle ipotesi è stata anche quella di un micro-meteorite che ha colpito la strumentazione del satellite americano, ma venne scartata da un’analisi della Defense Intelligence Agency. Secondo alcune analisi, come quella del commodoro Dieter Gerhardt, si sarebbe trattato di un esperimento nucleare sud africano chiamato “Operazione Phoenix”.

L’Isola Bouvet venne scoperta il 1 gennaio 1739 da Jean Baptiste Charles Bouvet de Lozier, che comandava le navi francesi Aigle e Marie. Comunque, la posizione dell’isola non venne determinata con precisione e Bouvet non circumnavigò la sua scoperta, così rimase incerto se si trattasse di un’isola o di parte di un continente. Egli battezzò il promontorio avvistato Cape de la circoncision e riferì che si trattava del primo lembo di terra del continente meridionale (Antartide). Essendo però quasi sempre coperta dai ghiacci e spesso celata da dense cortine di nebbia, l’isola non fu più avvistata da altre navi, o addirittura scambiata per l’enorme lastrone di un iceberg; da lì a poco fu catalogata come isola fantasma.

L’isola non venne riavvistata fino al 1808, quando venne individuata da un tale Lindsay, che era il capitano di una baleniera. Anche se non vi sbarcò, fu il primo a determinare correttamente la posizione dell’isola. Il primo sbarco risale al 1822, quando un certo Capitano Morrell andò a caccia di foche sull’isola. Nel 1825, un certo Capitano Norris sbarcò sull’isola, battezzandola Liverpool Island e reclamandola per la Corona Britannica. Nel 1898, la spedizione tedesca Valdivia, di Carl Chun, visitò l’isola, ma senza sbarcarvi. La prima permanenza prolungata sull’isola si ebbe nel 1927, quando un equipaggio norvegese vi rimase per circa un mese; questa fu la base per la rivendicazione territoriale da parte della Norvegia il 1 dicembre 1927, che chiamò l’isola Bouvetøya (Isola Bouvet in norvegese). Il Regno Unito cedette le sue pretese in favore della Norvegia l’anno successivo e l’annessione alla Norvegia avvenne il 23 gennaio 1928. Due anni dopo il 27 febbraio 1930 divenne una dipendenza territoriale norvegese.

Nel 1971, il 17 dicembre l’Isola Bouvet e le acque territoriali adiacenti diventarono riserva naturale per decisione del governo norvegese. L’isola rimane disabitata, anche se una stazione meteorologica automatica vi venne installata nel 1977 dai norvegesi. Nonostante sia disabitata, l’Isola Bouvet possiede un suo TLD internet .no (.bv è allocato ma non utilizzato). Un pugno di spedizioni radioamatoriali si sono spinte fino a questa località remota. Il codice di chiamata usato qui inizia con 3Y.

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