LA BANCHISA POLARE: Il Ghiaccio marino

Pubblicato: 11 novembre 2010 in Meteorologia

La Banchisa polare  – Il Ghiaccio marino

La banchisa, detta anche ghiaccio marino o banchiglia, è una massa di ghiaccio galleggiante, dallo spessore raramente superiore ai 3 m, che si forma nelle regioni polari a causa delle basse temperature che provocano il congelamento delle acque marine superficiali: le banchise più grandi si trovano nel Mar Glaciale Artico e attorno all’Antartide. La banchisa quindi si forma per il congelamento dell’acqua dell’oceano che, essendo salata, ghiaccia a circa -1.8 °C: il ghiaccio che ne scaturisce è comunque insapore, costituito da acqua non salata, in quanto durante il processo di congelamento i sali minerali restano in soluzione, lasciando che a congelare sia semplicemente l’acqua pura.

Le lastre di ghiaccio che si staccano dalla banchisa polare e galleggiano sul mare, andando alla deriva, sono conosciute con il nome di pack. Il pack è uno strato di ghiaccio marino derivato dallo sgretolamento della banchisa. Se frammenti di pack si uniscono tra loro si forma un “ice field”, un enorme banco galleggiante di parecchie migliaia di chilometri quadrati. Si trova nelle regioni fredde come l’Artide e l’Antartide, e si muove trasportato dalle correnti. Risulta più pericoloso degli iceberg perché, quando i pack si saldano tra loro, possono “imprigionare” le navi. Il pack si presenta come una distesa di ghiaccio misto ad acqua, è usato da animali come foche o pinguini come zona di riposo durante i loro lunghi viaggi in cerca di cibo.Il pack antartico risulta particolarmente pericoloso per imbarcazioni o velivoli a causa del clima della zona: in condizioni di cielo nuvoloso, con neve o nebbia, il paesaggio appare completamente bianco, prendendo il nome di whiteout antartico. In questi casi si presentano difficoltà per l’orientamento e per distinguere eventuali ostacoli, creando rischi di incidenti aerei o navali. Il pack si presenta inoltre ricco di spunzoni di ghiaccio, dovuti al gelo e al disgelo giornalieri, che possono danneggiare gravemente le fiancate delle navi o le fusoliere degli aerei che effettuano atterraggi di emergenza.

Dalla banchisa non derivano gli iceberg: questi ultimi, infatti, hanno origine dalle piattaforme di ghiaccio galleggianti che, dalla costa, si protendono nel mare. Gli iceberg, alti anche molte decine di metri, derivano pertanto dalla neve compatta dei ghiacciai e quindi dall’acqua dolce continentale e non dal ghiaccio di origine marina, sia pure insapore, della banchisa, alta per contro pochi metri. Il motivo principale della formazione della banchisa è il congelamento della sua superficie, essendo le precipitazioni nevose molto scarse nelle regioni polari, permanentemente interessate dalle alte pressioni del vortice polare. L’acqua si congela in superficie e non sul fondo del mare, dove non raggiunge mai temperature sufficientemente basse, stante il suo elevato calore specifico e, di conseguenza, la sua scarsa propensione a variare la temperatura. Essa comincia a solidificare a -1,8 °C e non a 0 °C come avviene per l’acqua pura a causa della sua salinità che ne diminuisce il punto di fusione. Si formano dapprima piccoli cristalli lenticolari di acqua pura (il sale rimane in soluzione), i quali vanno via via unendosi, formando un aggregato di ghiaccio.

Anche se essa si forma su qualunque mare in cui la temperatura scende sotto i -1,8 °C, quando si parla di banchisa quasi sempre si fa riferimento alle due grandi banchise polari: quella situata nell’Artico e quella situata intorno all’Antartico:

1) La banchisa antartica si riduce fortemente nell’estate australe, riformandosi in inverno e raggiungendo una estensione pari a quella del continente antartico: in settembre raggiunge i 18,8 milioni di km² mentre in marzo scende a soli 2,6 milioni di km².

2) La banchisa artica raggiunge a marzo i 15 milioni di km² mentre a settembre scende a 6,5 milioni di km². La banchisa artica da qualche anno perde un po’ della sua estensione ad ogni ciclo, fatto che viene attribuito al riscaldamento globale e che potrebbe portare nel tempo alla sua scomparsa nel periodo estivo.

Ci sono due tipi di banchisa: quella attaccata alla costa, detta ghiaccio fisso (da non confondere con le piattaforme di ghiaccio galleggianti), e quella alla deriva, che galleggia liberamente. Il ghiaccio fisso (in inglese «land-fast ice» in cui il termine «fast» sta per «fastened», ossia allacciato e non con il significato di veloce) è la banchisa attaccata alla costa, agganciata ad essa oppure impigliata nei fondali bassi della piattaforma continentale. A differenza della banchisa alla deriva, esso non si muove sotto la spinta delle correnti e dei venti. La banchisa alla deriva (in inglese «drift ice») consiste di lastroni di ghiaccio che fluttuano sulla superficie dell’acqua: quando è unita insieme a formare grandi masse viene chiamata «pack ice». Essa può muoversi liberamente o restare bloccata durante i suoi movimenti dalla banchisa attaccata alla costa.

Come già specificato prima, le due aree del pianeta in cui si trovano le più grandi distese di ghiaccio marino sono l’Oceano Artico e l’Oceano Australe intorno all’Antartide, dove sono permanenti, crescendo d’inverno e riducendosi d’estate. A causa delle enormi quantità di acqua aggiunta o sottratta dall’oceano e dall’atmosfera, il comportamento delle due grandi banchise artica e antartica hanno un notevole impatto sui cambiamenti climatici. Nel Baltico, invece, il drift ice è un evento stagionale, comparendo d’inverno e svanendo d’estate.

Un «ice floe» (banco di ghiaccio galleggiante) è un pezzo di ghiaccio galleggiante con meno di 10 km di lunghezza, mentre pezzi di dimensioni maggiori sono chiamati «ice field» (campi di ghiaccio): quest’ultimo termine è un po’ fuorviante in quanto viene utilizzato più frequentemente per indicare un campo di ghiaccio continentale (quindi non di ghiaccio formatosi dal mare come nel caso della banchisa) che è simile a una cappa di ghiaccio senza però la forma a cupola di quest’ultima.

Molti organismi sono legati alla banchisa la quale è legata alla biosfera terrestre. La banchisa è permeata da una sorta di canali salmastri: questi canali e la banchisa stessa hanno una loro peculiare ecologia, denominata ecologia simpatica.Gli orsi polari vagano sulla banchisa artica e molti pesci, foche e crostacei (krill) formano una catena trofica che ha origine dalle alghe che crescono sotto il ghiaccio, in un ambiente ricco di nutrienti particolarmente favorevoli per la vita marina. La diminuzione della banchisa artica sta mettendo in pericolo molte specie, tra cui la foca dagli anelli e l’orso polare.

L’evoluzione della banchisa non limita i suoi effetti al solo biota marino, ma interessa anche il clima globale per due motivi.In primo luogo, la sua cappa di ghiaccio avvolge l’oceano, isolandolo e diminuendo la dispersione del calore dal mare verso l’atmosfera: oceano e atmosfera formano un sistema accoppiato che regola la distribuzione del calore nel pianeta. In secondo luogo, il ghiaccio bianco della banchisa, sebbene sottile, è molto riflettente, contribuendo significativamente all’albedo del nostro pianeta, ossia alla quantità di radiazione che viene rispedita nello spazio per riflessione, uno dei parametri climatici più importanti. Di conseguenza, la diminuzione stagionale dell’albedo ai poli comporta una minor riflessione dei raggi solari e quindi un maggior riscaldamento globale: è l’esatto contrario di ciò che si verifica nelle ere glaciali, quando l’aumento dei ghiacci aumenta l’albedo che, aumentando la riflessione, fa diminuire la temperatura con conseguente ulteriore aumento dei ghiacci. 

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