L’ICEBERG: Il ghiaccio galleggiante

Pubblicato: 9 novembre 2010 in Meteorologia

L’Iceberg – Il ghiaccio galleggiante

Un iceberg è un grande massa di ghiaccio staccatasi da un ghiacciaio o da una piattaforma di ghiaccio e galleggiante alla deriva nel mare. Il nome iceberg deriva dalla parola olandese ijsberg che significa montagna (berg) di ghiaccio (ijs), termine affine al danese isbjerg, al tedesco Eisberg, al basso sassone Iesbarg e allo svedese e norvegese isberg. In italiano, può essere chiamato montagna di ghiaccio oppure, anche se usato molto raramente, isbergo (adattamento proposto dall’illustre linguista Bruno Migliorini). In passato era detto borgognone o ghiacciane. Poiché la densità del ghiaccio puro è di circa 920 kg/m3 e l’acqua di mare ha densità di circa 1025 kg/m3, il primo galleggia e circa il 90% del volume di un iceberg rimane sotto la superficie marina. È difficile immaginare le dimensioni della parte subacquea dalla sola osservazione della parte emersa: questo ha dato origine alla dizione punta dell’iceberg per indicare un problema di grande rilievo di cui però è visibile solo una piccola parte. Gli iceberg hanno dimensioni che vanno normalmente da 1 a 75 m sopra il livello del mare e pesano da 100.000 a 200.000 tonnellate.

Il più grande iceberg mai registrato nell’Atlantico settentrionale sporgeva di 168 m sopra il livello del mare, quanto un edificio di 55 piani. Nonostante le loro dimensioni, gli iceberg dell’isola di Terranova si muovono in media di 17 km al giorno. Essi hanno origine dai ghiacciai occidentali della Groenlandia e possono raggiungere temperature interne dai -15 ai -20 °C.. Nell’Antartico, il più grande iceberg mai registrato è stato il B-15, staccatosi dalla Barriera di Ross: fotografato dal satellite nel 2000, era lungo 295 km e largo 37 km, con una superficie di 11.000 km² e con una massa stimata di circa 3 miliardi di tonnellate. Quando un iceberg si scioglie, produce un suono spumeggiante denominato Bergie Seltzer: esso è dovuto alla liberazione delle bolle di aria compressa rimaste intrappolate negli strati di ghiaccio dell’iceberg. La nomenclatura degli iceberg in base alle loro dimensioni non è universalmente accettata, ma la loro classificazione segue di solito criteri simili. Quella riportata nella tabella sottostante è la classificazione utilizzata dalla International Ice Patrol:

Dimensione Altezza Lunghezza
Growler < 1 m < 5 m
Bergy Bit 1-5 m 5-15 m
Piccolo 5-15 m 15-60 m
Medio 15-45 m 60-120 m
Grande 45-75 m 120-200 m
Molto grande > 75 m > 200 m

Oltre che in base alla dimensione, c’è anche la classificazione in base alla forma: i due tipi principali sono quella tabulare e quella non tabulare. Gli iceberg tabulari hanno fianchi ripidi e superficie piatta, a forma di altopiano, con un rapporto lunghezza/altezza minore di 5. Questa tipologia di iceberg può essere molto grande come nel caso dell’Isola di ghiaccio Pobeda.

Gli iceberg non tabulari possono avere le seguenti forme:

1) a cupola: l’iceberg ha la sommità arrotondata

2) a pinnacolo: l’iceberg presenta una o più cuspidi

3) a zeppa: l’iceberg ha un fianco ripido da un lato e un fianco inclinato dal lato opposto

4) a bacino di carenaggio: l’iceberg ha subito una erosione formando una fessura a forma di U oppure un canale, in prossimità se non al livello del mare

5) a blocco: l’iceberg ha fianchi ripidi e superficie piatta; si differenzia da un iceberg tabulare perché la sua forma è più simile a un blocco che a una tavola.

Uno degli enti che monitora a livello mondiale gli iceberg è il centro statunitense NIC, National Ice Center, istituito nel 1995, il quale fornisce analisi e previsioni sulle condizioni del ghiaccio dell’Artico e dell’Antartico. Oltre il 95% dei dati utilizzati nell’analisi del ghiaccio marino derivano da sensori remote su satelliti che orbitano sui poli e che sorvegliano queste aree remote della Terra. Il NIC è l’ente che assegna i nomi agli iceberg antartici: a ciascun iceberg che supera i 18 km lungo uno dei suoi assi viene dato un nome composto da una lettera che denota il punto di origine e da un numero progressivo.

L’Iceberg B-15, staccatosi dalla Barriera di Ross nel 2000 e con un’area iniziale di 11.000 km², è stato quello più grande mai registrato. Si spaccò nel novembre del 2002: il pezzo più grande, il B-15A, con un’area di 3.000 km², continuava ad essere, nel dicembre del 2004, l’iceberg più grande sulla Terra. A fine ottobre 2005, il B-15A si divise in nove parti in seguito a ripetute collisioni con la costa. Oltre ad essere stato un pericolo diretto per la navigazione, il B-15A minacciò di creare ulteriori iceberg, scontrandosi con alcune piattaforme di ghiaccio.

Prima dell’aprile 1912 non c’erano sistemi di monitoraggio degli iceberg che mettessero in guardia le navi sul pericolo di possibili collisioni. La tragedia dell’affondamento del Titanic, avvenuta il 14 aprile di quell’anno, che provocò la morte di più di 1.500 dei suoi 2.223 passeggeri, diede una forte spinta alla istituzione di organismi di sorveglianza degli iceberg. La marina americana pattugliò le acque, monitorando i flussi di ghiaccio, fino a quando nella Conferenza Internazionale sulla Sicurezza in Mare del novembre 1913, tenutasi a Londra, venne decisa la nascita di un ente di osservazione permanente degli iceberg: nel giro di tre mesi sarebbe nata la International Ice Patrol (IIP) con il compito di raccogliere dati meteorologici e oceanografici nell’Atlantico settentrionale, misurandone le correnti, i flussi di ghiaccio, la temperatura e i livelli di salinità. Nel XX secolo molti altri enti scientifici sono stati istituiti per studiare e monitorare gli iceberg tra cui il già menzionato NIC, National Ice Center, nato nel 1995. 

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