LA NEVE: La Dama Bianca

Pubblicato: 3 novembre 2010 in Meteorologia

La Neve – La Dama Bianca

La neve è una forma di precipitazione nella forma di acqua ghiacciata cristallina che consiste in una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio tutti aventi di base la forma esagonale ma ognuno di tipo diverso. Dal momento che è composta da piccole parti grezze è un materiale granulare. Ha una struttura aperta ed è quindi soffice, a meno che non sia dalla pressione esterna. La neve si forma nell’alta atmosfera, quando il vapore acqueo, a temperatura inferiore a 0 °C fa avvenire il brinamento e passa dallo stato gassoso a quello solido e riesce a raggiungere il terreno senza fondersi. Questo accade quando la temperatura al suolo è minore di 2 °C e negli strati intermedi non esistono temperature superiori a 0 °C, altrimenti la neve fonde e diventa acquaneve o pioggia.

Tuttavia, in presenza di uno o più dei seguenti fattori:

1) violente precipitazioni;

2) violenti moti verticali;

3) bassa umidità;

4) aria estremamente gelida in quota.

La neve può cadere, anche se per brevi periodi, con temperature positive superiori ai 2 °C (se l’aria nei bassi strati è abbastanza secca la neve può giungere al suolo anche con temperature fino a + 6 °C). Se la temperatura lo consente, è possibile produrre neve artificiale con cannoni appositi, che tuttavia creano piccoli granelli più simili a neve tonda che non a neve propriamente detta. La neve può essere suddivisa in:

1) Gragnola, neve finissima e leggera è formata dai cristalli di neve, ognuno, circondato da uno strato trasparente di ghiaccio;

2) Neve tonda, fiocchi di neve che attraversando uno strato caldo dell’atmosfera, vanno ad arrotolarsi su se stessi e arrotondare i loro bordi, prendendo una forma più sferica;

3) Imbiancata leggera caduta di neve;

4) Tormenta o bufera, tempesta di neve intensa;

5) Scaccianeve non è propriamente una precipitazione, ma una forte tempesta di vento che solleva la neve caduta in mulinelli simili a una vera tormenta.

A seconda delle condizioni atmosferiche e della temperatura, la neve a terra può avere una consistenza molto diversa:

1) Leggera e polverosa quanto è appena caduta, se si è sotto zero;

2) Pesante quando poi la temperatura va sopra zero, cosa molto frequente in montagna, la neve diventa umida e un po’ più pesante;

3) Grande e pesante se si è sopra zero i fiocchi si uniscono in agglomerati più grandi, e a terra diventa molto pesante, e facilmente compattabile, la migliore per fare le palle di neve;

4) Ghiacciata quando la temperatura scende successivamente sotto zero, cosa molto frequente in pianura, la neve ghiaccia, e prende la consistenza di polvere mista a ghiaccio, e non si può più utilizzare per costruzioni o palle di neve;

5) Trasformata dati da successivi passaggi sopra e sotto lo zero, la neve diventa molto compatta, quasi come in pista, ed è il tipo di neve che si trova a volte in primavera;

6) Con crosta il vento forma una crosta, molto rigida e spessa sopra la neve polverosa, meno spessa sulla neve più molle.

Infine ultimo tipo di neve è la neve artificiale che si ottiene attraverso tecniche di innevamento artificiale. Una domanda interessante è perché i bracci dei cristalli di neve che formano i fiocchi siano perfettamente simmetrici e non ci siano due cristalli di neve uguali. La risposta risiede nel fatto che la distanza “tra” i cristalli di neve è molto maggiore di quella “dentro” i cristalli di neve.

Data la simmetria iniziale esagonale della struttura cristallina del ghiaccio comune (derivante direttamente dalla struttura molecolare dell’acqua), i bracci del cristallo di neve crescono indipendentemente in un ambiente che è ritenuto molto variabile in temperatura, umidità e così via. Questo ambiente è ritenuto relativamente omogeneo nello spazio di un singolo fiocco e questo porta i bracci a crescere in modo molto simmetrico, rispondendo in modo uguale a un ambiente uguale, come alberi non imparentati tra loro rispondono ai cambiamenti ambientali facendo crescere serie simili di anelli nel tronco. La differenza nell’ambiente su scale molto più grandi di un cristallo di neve conduce alla mancanza di uguaglianza osservata tra le forme di cristalli differenti.

Naturalmente il concetto che due cristalli di neve non possano assolutamente essere uguali è un’iperbole. Infatti è perfettamente possibile, anche se improbabile, che due cristalli possano essere identici, a patto che le condizioni ambientali siano abbastanza simili: sia che i cristalli crescano abbastanza vicini l’uno all’altro sia anche per puro caso. La Società Meteorologica Americana ha riportato che due cristalli identici sono stati trovati da Nancy Knight del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica il 1º novembre 1986. I cristalli non erano “fiocchi” dendritici nel senso comune del termine ma piuttosto semplici piastre esagonali prismatiche.

Al nostro occhio la neve appare bianca, anche se è composta da cristallini di ghiaccio trasparenti come l’acqua. Essa appare bianca perché ogni raggio di luce che attraversa un cristallo di neve viene leggermente riflesso; così, di cristallo in cristallo, la luce continua ad esser riflessa e deviata fino a riemergere in una direzione casuale (riflessione diffusa). Così il raggio di luce che perviene all’occhio è una somma di tutta la luce che è emersa in quella direzione, ed è composta dalla somma di tutti i colori dello spettro, dato che i cristallini di ghiaccio non assorbono alcun colore. Ai nostri occhi arrivano così tutti i colori di partenza, e di conseguenza percepiamo il colore bianco che ne è la somma. Inoltre, poiché quasi tutta la luce che entra viene restituita, il manto nevoso appare spesso abbagliante. Lo stesso fenomeno si presenta con ogni polvere che non assorba troppa luce: una strada sterrata polverosa appare biancastra, ma se piove diventa scura. Talvolta si può vedere una leggera colorazione rosa a strati nella neve caduta: è la sabbia che arriva con il vento dal Sahara.

La neve può variare in durata e posizione geografica, in funzione di alcuni fattori come la latitudine, l’altitudine, l’orografia ed altri che condizionano il tempo in generale. Di solito le nevicate a bassa quota sono rare nelle regioni al di sotto dei 35° di latitudine e sulle coste occidentali dei grandi continenti, essendo più esposte ai venti di Ponente tipici delle medie latitudini e provenienti in questo caso dall’oceano, più caldo della terraferma durante l’inverno.

Alcune cime montuose hanno una copertura perenne di neve, come quelle Himalayane al di sopra dei 5.000 metri, quelle alpine dai 3.000 metri in su e il monte Kilimangiaro in Tanzania, pur essendo molto vicino all’Equatore. Invece molte zone polari hanno precipitazioni molto scarse e quindi relativamente poca neve, nonostante il clima gelido. Nevicate consistenti spesso creano danni alle infrastrutture e bloccano la circolazione e i servizi, talvolta anche in zone dove ciò accade con frequenza. Interruzione dell’elettricità, dei servizi telefonici e di altre infrastrutture di base sono comuni nel caso di tempeste di neve. Spesso le scuole e altri uffici rimangono chiusi.

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