LA BORA – Il vento dell’Est

Pubblicato: 27 ottobre 2010 in Meteorologia

La Bora – Il vento dell’Est

La Bora (Burja in sloveno, Bura in croato) è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico e verso alcuni settori dell’Egeo e del Mar Nero in presenza di forti gradienti barici tra continente e mare. La bora più conosciuta è quella di Trieste. In Croazia è celebre anche quella di Segna e in Slovenia quella di Aidussina. Lambisce marginalmente anche alcune località del Friuli, tra le quali Udine e Cividale del Friuli, nonché i comuni confinanti con Slovenia. La sua caratteristica è di essere un vento “discontinuo” ovvero di manifestarsi con forti raffiche, intervallate da un apparente calma di vento. A Trieste soffia con raffiche, dette “refoli”, specialmente in inverno, ed è denominata “bora chiara” in presenza di cielo prevalentemente sereno e “bora scura” con cielo coperto o molto nuvoloso.

L’aria artica continentale, relativamente densa e secca, scende da più varchi (“porte”) sull’Adriatico: in particolare, fluendo attraverso la “porta di Postumia” o “porta della Bora” per antonomasia – una depressione della catena alpina nelle Alpi Giulie, tra l’altopiano carsico del Monte Nanos, detto anche Monte Re e il gruppo del Monte Nevoso è investe il settore triestino, attenuandosi al di fuori di una ristretta fascia di scorrimento limitata a nord ovest dal Monfalconese e a sud est dalla parte settentrionale dell’Istria bianca. Nel golfo di Trieste la bora mantiene la direzione principale ENE-WSW, causando un vivace moto ondoso e di deriva. Sia pure notevolmente indebolita, si fa sentire sino a Venezia, a Chioggia, ed oltre. Nel semestre invernale questo tipo di vento può raggiungere e superare velocità di 35-40 m/s e può durare per diversi giorni. Sempre a Trieste, a causa delle frequenti giornate di bora (circa 1 giornata su 4 all’anno nei mesi invernali, in media), il tempo locale varia in modo repentino e caratteristico. Il record di velocità a Trieste è stato toccato il 10 marzo 2010, quando gli strumenti dell’Istituto Nautico hanno registrato una raffica a 188 km/h. Il record ufficiale è stato tuttavia registrato nel 1954 dall’Istituto Talassografico con ben 171 km/h. In alcune località della Slovenia e della Dalmazia la Bora ha, negli eventi più estremi, superato i 220/250 km/h.

La bora arriva direttamente da NE, ENE, E, ESE a seconda della disposizione sinottica dei centri barici che ne determinano l’insorgenza. Essendo un vento catabatico di caduta dalle Alpi dinamico è rafficoso, determina sempre e comunque un rialzo termico sia per compressione adiabatica rispetto ai valori che la massa d’aria ha in origine, sia per il percorso che compie sul mare, nonché un sensibile calo igrometrico; tuttavia (estate soprattutto) è quasi sempre più fredda della massa d’aria che la precede, e quindi noi sperimenteremo comunque un rispettabile calo termico, ma che non sarà mai tanto intenso come sarebbe senza l’ostacolo alpino da superare.

A volte, specie in inverno, i primi colpi di bora fanno risalire la temperatura di alcuni gradi quando prima fossero presenti correnti al suolo occidentali di origine padana: ebbene quello è l’effetto della catabasi associata alla caduta dell’aria dalle Alpi Dinariche e del tragitto che essa compie sul mare; la vera natura della massa d’aria affluita si noterà solo quando la ventilazione si sarà attenuata, e lì il calo termico (grazie anche alla stratificazione per gravità della massa fredda nelle adiacenze del suolo) sarà sentito in tutti i suoi effetti. Ma c’è dell’altro: dipende da dove giunge la massa d’aria che innesca la bora; se si tratta di aria atlantica post frontale che circoscrive l’arco alpino sul versante nord trovando sbocco dalla porta di Trieste il riscaldamento adiabatico si sommerà alle proprietà originarie già non proprio fredde che la massa d’aria ha (tranne che in estate), e la bora (specie in autunno e soprattutto in inverno) non sarà mai molto fredda con possibilità di nevicate anche in pianura pressoché nulle nonostante profilo verticale termico favorevole (da 850 hPa in su); paradossalmente in inverno è meglio un fronte atlantico accompagnato e seguito da venti da NW piuttosto che da NE; prendiamo così aria a componente termica “padana” senz’altro più favorevole, perlomeno in chiusura di fenomeni frontali. A mano a mano che l’origine della massa d’aria che innesca la bora si sposta ad est, verso le aree continentali, essa diviene sempre più fredda, e benché il riscaldamento adiabatico permanga le temperature diminuiranno in proporzione.

La bora sarà poco fredda quando (esclusa l’estate per ovvi motivi):

1) Essa deriva da afflussi post frontali di aria polare marittima (medio atlantico)

2) Essa deriva da aree continentali mitteleuropee che si siano raffreddate poco in precedenza (è accaduto spesso lo scorso inverno).

Sarà solo moderatamente fredda quando:

1) Essa deriva da flussi post frontali di aria polare marittima da NW o NNW (Groenlandia, Canada, Mare del Nord)

2) Essa deriva da aree continentali che si siano solo moderatamente raffreddate in precedenza.

Sarà fredda quando:

1) Essa deriva da flussi post frontali di aria polare continentale (Europa orientale)

2) Essa deriva da flussi di aria polare marittima di provenienza scandinava o dal Mar Bianco.

Sarà gelida quando:

1) Essa deriva da irruzioni di aria artica sia marittima che continentale (ovvero direttamente dal Polo).

2) Essa proviene dalla Siberia o aree limitrofe.

Queste distinzioni sono abbastanza schematiche e vi possono essere forme transitorie da un’origine all’altra; inoltre esse trovano applicazione essenzialmente in inverno. Quando la bora arriva per mezzo di flussi di aria gelida proveniente dalla Siberia (alta russa-siberiana o alta finlandese) abbiamo il famoso “burian” o “burano“; in buona sostanza il burian è la bora che trae origine dalle irruzioni di aria siberiana ed è comunque freddissima (nonostante la catabasi ed il percorso in Adriatico); spira molto violenta, specie nelle prime 24 ore d’innesco e allorquando si attenua può far precipitare le minime notturne (incoraggiate dall’irraggiamento) fin sotto i -10°C anche lungo la costa adriatica. Se l’aria davanti all’arrivo della massa gelida è ancora calda ed umida si possono sviluppare temporali che produrranno neve in pianura anche con temperature preesistenti discretamente alte (il 2 gennaio 1979 una linea temporalesca innescata in tal modo fece nevicare in pianura sul ravennate con temperature iniziali di +6°C).

Naturalmente se esistono le condizioni favorevoli alla formazione di depressioni Adriatiche o centrali Tirreniche le nevicate possono anche essere persistenti (bufere) per scorrimento caldo innescato dai minimi ciclonici in quota sopra lo strato gelido; ciò accade in special modo quando l’irruzione artica è di tipo marittimo (direttamente dal Polo passando per la Scandinavia come accadde nel gennaio 1985), con spessore della massa gelida più consistente (anche fino a 6000-7000 m) rispetto all’aria artica continentale (meno di 1500 m) in grado di facilitare ciclogenesi secondarie mediterranee.

In definitiva mentre la bora può avere origine molto diverse (e da qui temperature molto diverse), il burian giunge solo dalle zone siberiane ed è ovviamente freddissimo oltrechè impetuoso.  A corredo di quanto detto finora aggiungo una cosa molto importante: le ondate di freddo storiche (1929-1956-1963-1985-1991) si esplicano sempre e comunque a seguito di intensi raffreddamenti a tutte le quote (caratteristica tipica delle irruzioni artiche, specie marittime) e non se si raffredda solo un livello. Le irruzioni fredde anche importanti si possono manifestare in diversi modi: NE al suolo e NE in quota; N al suolo e N in quota, NE in quota e N al suolo (rarissimo), N in quota e NE al suolo; ma quelle epocali si innescano solo in uno di questi: N in quota e NE al suolo; il perché è presto detto: nei bassi strati il polo termico d’inverno non è sulla banchisa ma sulla Siberia (temperature più basse in assoluto); in quota il polo termico è invece in effetti proprio sopra il circolo polare artico; è ovvio che se abbiamo del NE siberiano al suolo e correnti artiche da N in quota l’aria a tutti i livelli giungerà dalle zone più fredde in assoluto, con raffreddamenti eccezionali.

Tutte le altre combinazioni elencate prima potranno portare freddo anche consistente, ma mai intenso come quello portato da NE al suolo e N in quota (una vera e propria “bomba” meteorologica): ad esempio con NE siberiano al suolo, ma NE anche in quota non avremo un apporto freddo straordinario in quota, perciò farà freddo sì ma non verranno avvicinati i limiti storici; ciò vale a ruoli invertiti anche per le altre combinazioni viste sopra. Inoltre irruzioni di aria artica da N in quota predispongono l’atmosfera ad intense ciclogenesi sulla nostra penisola con fenomeni forti che contribuiranno a rovesciare l’aria freddissima in quota verso i bassi strati in aggiunta al forte raffreddamento già in corso.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...